Quando t’infili nella bolla e pensi di poterla fare franca, non ci credere. La tua bolla è ben visibile. Le gatte verranno a farti in grembo le fusa, vibra sui baffi loro la tua ansia e tentano di calmarla con la calma del loro brusio panciuto. Gli insetti estivi vorranno succhiarti più veleno che sangue dal corpo, e ti ritroverai bolle e cicatrici in ogni dove. Le ortiche ti graffieranno, per ricordarti che il prurito è passeggero. Il mare scotterà la tua pelle come neanche il fuoco, il sale sarà calce nelle ossa. L’umano ti fisserà stranito, diffidente, ma tu guarderai il viso solo tuo increspato e non farai caso a nessuno dei suoi sguardi, avrai occhi per le sole tue rughe viola sopra le guance. Celi la colpa e la pena che estranei al corpo ti carichi in fondo al ventre. Gioisci, il piacere non è a te dovuto.
Soffri, cara. Ti fa male, non importa, vuoi esportare ogni alito d’amore dalla gola tua, non t’è permesso il desiderio. Cerchi di sparire, speri un giorno di rimpicciolire fino a essere nulla, ti pare inutile mettere le mani nell’aria a te antistante. È così strano galleggiare accanto a quelli che sanno com’è che si fa.
Tu non sai niente e così, piccola e sotterrata, te ne stai.