Nella tua calma apparente
odiare ed amare allo stesso modo questo tuo corpo triste
questa tua pelle fine abbracciare
le ossa stringendoti ad esse ed allargarti scendendo dal petto alla vita
e chiederti “A che fare?” appoggiato il capo sulla mano dolente
posa la penna, tu stanca
d’entrare nei corpi degl’altri a provare sofferenze
cui non poni rimedio – non puoi –
baciare le ferite
e andare.
Categoria: poetry
Persefone

Passerò le mie notti a cantarti
finché il giorno geloso non verrà a cercarmi,
a rinchiudermi
nel sottosuolo delle mie catene.
Persefone non cantava l’inferno
rubata al cielo dall’inverno.
Eppure io canto l’oscuro tempo
e ballo fino a tardi
ma non c’è mai fine al peggio
a saperlo, sarei stata più attenta.
Non è a me questo universo
ma resto; altrove c’è poco da fare.